Essere un volto noto significa vivere con milioni di occhi puntati addosso, e imparare a prendersi cura di sé diventa una necessità, non una scelta. KJ Dillard lo sa bene: prima di diventare uno dei protagonisti più amati di Summer House, è stato skater professionista, musicista e modello, costruendo un percorso fuori dagli schemi che oggi continua a difendere con la stessa determinazione.

Cresciuto tra Kansas e Arizona, Dillard ha imparato presto ad adattarsi a circostanze mutevoli. La sua infanzia si è svolta inizialmente in una comunità benestante, ma il divorzio dei genitori ha cambiato tutto, portandolo in un mondo completamente diverso. Da quella frattura sono nate però le sue passioni: la musica, coltivata in una band formata con amici di chiesa dove cantava e rappava come frontman, e lo skateboard, che all'epoca non era affatto popolare. Proprio nello skate Dillard si è immerso fino a farne una carriera quasi decennale, arrivando a inventare per caso un trick mai visto prima e attirando l'attenzione dell'intera comunità.

Quella capacità di trasformare un incidente in un momento che definisce una carriera sembra accompagnarlo in ogni ambito. Da primo uomo nero nel cast di Summer House, Dillard ha dovuto orientarsi nel mondo della televisione reality con una pressione mediatica costante. Con grazia, ha scelto di portare con sé le lezioni apprese e di affrontare una nuova stagione con maggiore consapevolezza. Al centro della sua riflessione c'è il concetto di concedersi grazia quando si vive e si ama sotto gli occhi del pubblico, e la gestione del peso di essere «il primo» in un contesto che non prevedeva la sua presenza.

La trasparenza è diventata per Dillard una vera pratica di benessere. Racconta di voler ispirare altri uomini ad aprirsi e a condividere più profondamente ciò che provano, superando il silenzio che spesso accompagna le difficoltà emotive. Ha parlato apertamente anche della sua infanzia, segnata dalla convivenza con un ADHD non diagnosticato e dal vivere con la nonna, esperienze che hanno contribuito a formare il suo modo di stare al mondo e di gestire le sfide.

Lo skateboard, intanto, non lo ha mai abbandonato. Anzi, è diventato uno spazio di cura personale, un rituale che gli permette di ritrovare equilibrio e presenza. Accanto a questo, c'è il ritorno alla musica: Dillard ha espresso entusiasmo all'idea di esplorare un nuovo genere e un nuovo suono, tornando a quegli sbocchi creativi che lo facevano stare bene da bambino, ma con la differenza di condividerli ora con il pubblico.

La sua storia suggerisce che il benessere, per chi vive esposto, non passi dalla perfezione ma dalla capacità di restare fedeli ai propri interessi autentici. Dillard non si lascia rinchiudere in una definizione unica: skater, musicista, modello, volto televisivo. Ogni identità alimenta le altre, e la cura di sé diventa il filo che tiene insieme tutto. In un'epoca in cui la visibilità è spesso vissuta come una condanna, la sua esperienza offre un'altra prospettiva: la possibilità di usare la propria piattaforma per normalizzare la fragilità e aprire uno spazio di dialogo, soprattutto tra gli uomini.

Il messaggio che emerge è semplice e potente: concedersi grazia non è un lusso, ma una pratica quotidiana. Che si tratti di un trick inventato per caso, di una canzone scritta in una nuova tonalità o di una conversazione onesta sulle proprie difficoltà, Dillard continua a dimostrare che la creatività e la vulnerabilità possono convivere, e che prendersi cura di sé sotto gli occhi di tutti è possibile, un passo alla volta.

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Autore

Bellezza e benessere

Sara Montini — bellezza e benessere, Stile Aperto.