Il caffè Arabica, la specie più apprezzata al mondo, è sotto pressione. Il cambiamento climatico e una malattia fungina stanno riducendo le aree adatte alla sua coltivazione e minacciano le piantagioni che sostengono milioni di famiglie produttrici. Per questo una ricerca internazionale ha cercato soluzioni concrete, individuando varietà capaci di resistere meglio alle nuove condizioni.

Lo studio è stato condotto in 17 Paesi produttori e ha confrontato diverse varietà di piante di Arabica. L'obiettivo era capire quali possano garantire buone rese anche in un contesto di temperature più elevate e di maggiore diffusione dei parassiti. Il risultato è l'individuazione di alcune varietà più produttive e più resistenti, indicate come possibile base per rinnovare le coltivazioni esistenti. Il confronto tra Paesi diversi permette di verificare come le stesse piante reagiscano a climi e terreni differenti, un elemento decisivo per capire quali scelte possano funzionare su scala più ampia.

La minaccia della malattia fungina si somma al problema climatico. Le piantagioni colpite perdono produttività e, nel tempo, diventano meno sostenibili per chi vive di questa coltivazione. Ridurre la dipendenza da varietà fragili significa quindi proteggere il reddito dei produttori e la continuità delle colture, prima ancora che la qualità del prodotto finale.

Il tema riguarda da vicino anche chi il caffè lo consuma ogni giorno. Un calo della produzione o un aumento dei costi della materia prima si riflette sul prezzo della tazzina e sulla qualità della miscela, dal bar di quartiere alla moka di casa. Conoscere quali piante possano reggere il clima che cambia significa tutelare una delle abitudini più radicate del gusto italiano, quella del caffè come rito quotidiano e momento di pausa condiviso.

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Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.