Ogni dispositivo su una scrivania è costruito per nascondere ciò che lo fa funzionare. Smartphone, console e controller sono involucri sigillati, progettati per tenere fuori dalla vista rame e silicio. Arduview rifiuta del tutto questa logica: il suo guscio è trasparente, il circuito è trasparente e il display OLED permette di osservare i pixel accendersi mentre lo sguardo attraversa lo schermo fino ai componenti che li generano.

Il designer Louis Huang firma un dispositivo che chiude un cerchio aperto da tempo nel mondo del retrogaming. Le console portatili hanno già flirtato con la trasparenza in passato: i Game Boy con la scocca chiara e i modelli modificati di Miyoo lasciavano intravedere un'ombra della scheda madre attraverso una plastica colorata, ma il display restava opaco, un rettangolo nero incastonato in una cornice per il resto trasparente. Arduview supera questo limite rendendo trasparente lo schermo stesso, così nulla interrompe l'illusione di guardare attraverso l'intero oggetto.

Osservando il fronte, i componenti interni non sono semplicemente visibili: sono l'identità visiva dell'intero prodotto. La scheda, il chip, un cavo flessibile color rame, i contatti dei pulsanti e la porta USB-C sono tutti in piena vista, disposti come un orologiaio disporrebbe gli ingranaggi dietro un cristallo di zaffiro. Nulla è stato pensato per essere nascosto in un secondo momento: tutto è disegnato per essere guardato fin dal primo giorno.

Questa filosofia si estende al funzionamento, non solo all'estetica. Basata su Arduboy, piattaforma handheld open-source, Arduview elimina i livelli che di solito complicano i piccoli dispositivi elettronici. Niente ricerca nell'app store, niente accoppiamento Wi-Fi, niente creazione di account tra l'utente e i 400 giochi preinstallati. Si accende e gioca, con la stessa gratificazione immediata che ha reso irresistibili le console semplici di un tempo.

Il peso contenuto, appena 50 grammi, e le dimensioni paragonabili a quelle di una carta di credito fanno un lavoro concreto. Un dispositivo così piccolo e leggero smette di essere una console per sessioni di gioco dedicate e diventa qualcosa che si porta con sé come un portachiavi o un coltellino tascabile: abbastanza compatto da sparire, fino al momento in cui serve. Estrarlo su una banchina della metropolitana o appoggiarlo sulla scrivania tra una riunione e l'altra lo fa percepire meno come un giocattolo e più come una curiosità che nessuno riesce a non raccogliere.

Quella reazione sembra essere il punto centrale del progetto. Un oggetto trasparente invita al contatto in un modo che uno opaco non fa mai, perché mostrare i propri interni contiene una sfida implicita: avvicinati e guarda. Arduview accetta questa sfida in pieno, trattando lo spazio solitamente riservato alla scocca come una vetrina per ciò che la maggior parte delle aziende spende interi budget di design per nascondere.

Il retrogaming ha sempre avuto una forte corrente nostalgica: pulsanti spessi, pixel art, il fascino della bassa risoluzione. Arduview riprende tutto questo aggiungendo un elemento genuinamente nuovo: un dispositivo che sembra stare bene tanto in una teca di un museo del design quanto in una tasca.

Autore

Moda e tendenze

Chiara Vitale — moda e tendenze, Stile Aperto.