Il Vitra Design Museum ospita la mostra Geoffrey Bawa: Architecture for the Senses, un percorso dedicato all'architetto srilankese che ha segnato in modo profondo il modo di pensare lo spazio nei climi tropicali. Nato nel 1919 e scomparso nel 2003, Bawa è considerato uno dei principali interpreti del Tropical Modernism, un movimento che ha saputo fondere le forme tradizionali locali con l'estetica modernista diffusa in Europa a partire dagli anni Venti.
La biografia di Bawa è strettamente intrecciata alla storia del suo Paese. Dopo aver viaggiato a lungo, soprattutto in Europa, e dopo essere stato tentato di restare in Italia, l'architetto fece ritorno a Ceylon e decise di dedicarsi all'architettura in un momento che coincideva con l'indipendenza dell'isola dal dominio britannico. La sua opera si è sviluppata in parallelo al percorso di ridefinizione nazionale, osservando con attenzione i cambiamenti politici, le influenze straniere e la volontà di costruire un'identità nuova.
La mostra al Vitra Design Museum mette in luce come Bawa abbia saputo adattare il modernismo al contesto tropicale, rispondendo concretamente al calore e all'umidità. Come scrive Shayari De Silva nel saggio In Time: The Architecture of Geoffrey Bawa, pubblicato nel catalogo della mostra, «nel calore e nell'umidità tropicali dello Sri Lanka, il progredire della decadenza nel tempo è palpabile e instancabile. Bawa lo capì presto nella sua carriera». Le sue strutture, fin dalle prime opere, dialogano con la pioggia e con il clima, trasformando questi vincoli in elementi espressivi.
Prima dell'indipendenza, lo Sri Lanka era caratterizzato da imponenti edifici coloniali in stile inglese, riconoscibili per le decorazioni molto elaborate e le facciate chiare. Il ritiro della potenza occupante lasciò spazio a un nuovo linguaggio architettonico. Il Tropical Modernism, però, non fu un'importazione: fu un adattamento del modernismo europeo diffuso in questi Paesi da Maxwell Fry e Jane Drew. La definizione stessa di «Tropici» è problematica, perché indicava una vasta zona geografica che copriva il quaranta per cento della superficie terrestre, ignorando le differenze climatiche e culturali locali.
Bawa seppe prendere ciò che funzionava, come il rifiuto dell'ornamento eurocentrico, e lo sviluppò con metodologie adatte al suo contesto geografico. Un filo conduttore della mostra è la sua continua collaborazione con creativi che praticavano e diffondevano l'artigianato locale, come Ena de Silva, Laki Senanayake e Barbara Sansoni. Le opere in batik colorato presenti nell'esposizione riecheggiano la loro presenza negli edifici di Bawa, come nei soffitti technicolor del Bentota Beach Hotel.
Il legame tra ambiente e struttura è al centro anche di una videoinstallazione su tre canali di Kavindu Sivaraj, che immerge lo spettatore nei paesaggi lussureggianti diventati parte integrante del linguaggio progettuale dell'architetto. Si racconta che, al ritorno in Sri Lanka, Bawa volesse creare un giardino nella sua proprietà; rendendosi conto di non avere le competenze tecniche necessarie, decise di studiare architettura. La prima sezione della mostra presenta la sua tenuta di campagna e casa personale, Lunuganga a Bentota (1948-2003), e la sua abitazione a Colombo, Number 11 (1958-1969), veri laboratori della sua pratica.
Tra le opere più significative, Bawa ricevette in vita un onore riservato a pochi architetti: guidò la costruzione del Palazzo del Parlamento dello Sri Lanka. Completato nel 1982 vicino a Colombo, l'edificio si affaccia su uno specchio d'acqua artificiale e combina stili moderni e architettura vernacolare. Il catalogo della mostra lo descrive come «un insieme galleggiante di padiglioni che sembrano emergere dall'acqua». Come osserva De Silva, «Bawa non è prezioso rispetto a ciò che esisteva o era storico e unisce senza soluzione di continuità il linguaggio del passato con le esigenze del presente».
La mostra al Vitra Design Museum offre così una lettura articolata di un architetto che ha saputo cristallizzare, attraverso i suoi edifici, una visione della posizione dello Sri Lanka nel mondo. Un'occasione per riscoprire come materia, clima e cultura possano diventare un unico gesto progettuale.
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