Un «nuovo rinascimento» del paesaggio è al centro della riflessione che anima il Landscape Festival di Bergamo, dove dieci paesaggisti internazionali hanno condiviso la propria visione su come integrare la vegetazione nel tessuto urbano e nelle abitudini quotidiane delle comunità. L'obiettivo dichiarato è riconnettere le persone alla natura, superando la separazione tra città e ambiente che caratterizza gran parte dei centri abitati contemporanei.

Il festival, che si tiene a Bergamo, rappresenta un momento di confronto per progettisti, architetti e studiosi del verde. La tesi condivisa è che il paesaggio non debba essere considerato un elemento decorativo o accessorio, ma una componente strutturale del progetto urbano, capace di influenzare il benessere, le relazioni sociali e la qualità della vita. In questa prospettiva, la progettazione del verde diventa uno strumento per ricucire i rapporti tra gli abitanti e gli spazi che vivono ogni giorno.

Secondo i dieci paesaggisti intervenuti, la sfida principale consiste nel portare la natura dentro le città in modo non episodico. Non si tratta soltanto di aumentare le superfici piantumate, ma di ripensare gli spazi pubblici, i cortili, le strade e gli edifici in un'ottica di integrazione con il mondo vegetale. Il verde, in questa visione, entra a far parte della struttura stessa dell'abitare e contribuisce a definire l'identità dei luoghi.

Il concetto di empatia assume un ruolo centrale nel dibattito. La progettazione del paesaggio viene interpretata come un atto di ascolto verso i bisogni delle comunità e verso i ritmi della natura. Questo approccio richiede tempo, osservazione e capacità di adattamento, qualità che i paesaggisti considerano indispensabili per creare spazi verdi realmente vissuti e non semplicemente contemplati.

Il festival di Bergamo si inserisce in un panorama internazionale in cui la progettazione del verde sta assumendo un peso crescente nelle politiche urbane e nelle scelte di design. Le città sono sempre più chiamate a confrontarsi con temi come il cambiamento climatico, la gestione delle acque, la riduzione delle isole di calore e la necessità di offrire spazi di relax e socialità. In questo contesto, il paesaggio diventa un linguaggio progettuale capace di rispondere a esigenze diverse, dall'ambiente alla salute, dalla mobilità alla convivenza.

La riflessione proposta dai dieci paesaggisti non si limita agli aspetti tecnici. Essa tocca anche il modo in cui le persone percepiscono e abitano il verde. La riconnessione con la natura, secondo questa prospettiva, passa attraverso esperienze quotidiane: un giardino condiviso, un viale alberato, un parco di quartiere, un terrazzo coltivato. Sono tutti elementi che, messi insieme, contribuiscono a costruire un rapporto più diretto e consapevole con l'ambiente.

Il Landscape Festival di Bergamo si configura così come un laboratorio di idee per il futuro delle città. Il «nuovo rinascimento» del paesaggio non è soltanto una metafora, ma un programma di lavoro che coinvolge progettisti, amministrazioni e cittadini. La posta in gioco è alta: si tratta di immaginare città più vivibili, in cui la natura non sia un'eccezione ma una presenza costante e integrata.

Le indicazioni emerse dal confronto tra i dieci paesaggisti internazionali offrono spunti concreti per chi si occupa di design urbano e di qualità della vita. L'invito è a superare la logica dell'emergenza e a adottare una visione di lungo periodo, in cui il verde sia parte integrante della pianificazione e non un semplice rimedio. Solo così, secondo i partecipanti, sarà possibile riconnettere davvero le persone alla natura urbana e dare forma a un paesaggio che sappia accompagnare le comunità nel tempo.

Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.