In Cina il paesaggio urbano sta cambiando funzione: non più semplice ornamento, ma infrastruttura capace di trattenere l'acqua, depurare i fiumi e ospitare la vita animale e vegetale. È questa la tesi che attraversa Landscapes for Adaptation: Evidence from China, il volume di Charles Waldheim dedicato a sessanta progetti costruiti da Kongjian Yu e dallo studio Turenscape, realizzati nell'arco di circa vent'anni.

Yu, fondatore di Turenscape, è il promotore del concetto di «città spugna», un modello in cui le superfici urbane assorbono e rilasciano l'acqua piovana invece di scaricarla rapidamente nelle fognature. Nell'approccio che il libro documenta, il paesaggio non è dunque un elemento da aggiungere alla città a progetto concluso, ma il sistema stesso che regola il rapporto tra acqua, suolo ed ecologia.

Tra i casi più significativi c'è lo Shanghai Houtan Park, un'area di 14 ettari completata nel 2010 in occasione dell'Expo. Il sito era occupato da un'antica acciaieria e da un cantiere navale affacciati sul fiume Huangpu. Al suo interno è stata realizzata una zona umida costruita che tratta le acque del fiume, per un volume di circa 2.400 metri cubi al giorno. Grazie a questo intervento la qualità dell'acqua è passata dalla classe inferiore alla Quinta a una qualità di Grado III. Il parco svolge anche una funzione di gestione delle piene e offre habitat per uccelli e specie acquatiche.

Un altro progetto citato nel volume è lo Yichang Yunhe Park, nella provincia dello Hubei, esteso su 12 ettari e completato nel 2013. Qui dodici vecchi stagni per l'allevamento del pesce, abbandonati e inquinati, sono stati trasformati in un sistema di gestione delle acque piovane. Anche il progetto di trasformazione del fiume Yinzhou Central, a Ningbo, completato nel 2010, segue la stessa logica: la vegetazione palustre ammorbidisce i bordi artificiali delle sponde ingegnerizzate, restituendo al corso d'acqua un aspetto più naturale.

Waldheim sostiene che l'urbanistica ecologica possa rielaborare infrastrutture già esistenti invece di sostituirle integralmente. Per leggere questi progetti, il libro ricorre al concetto di sympoiesis, il «fare-con» formulato da Donna Haraway, che descrive i sistemi viventi come relazioni in cui le specie si costruiscono reciprocamente. In questa prospettiva il parco non è un oggetto statico, ma un insieme di rapporti ecologici in continuo divenire.

Restano però aperte alcune questioni. Il volume non dimostra in modo definitivo che altre specie prosperino realmente in questi spazi, né chiarisce come saranno mantenuti nel lungo periodo e quale sarà il loro sviluppo ecosistemico. Inoltre la sola presenza della vegetazione non basta a certificare il valore ecologico di un'area. Una critica ricorrente riguarda poi gli effetti sociali: la riqualificazione di aree verdi può far crescere il valore dei terreni e favorire lo spostamento dei residenti, mentre l'accesso disuguale agli spazi verdi resta un problema irrisolto.

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Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.