Un bar messicano ad Atene dove architettura, identità grafica e cultura del cibo si intrecciano in un unico linguaggio visivo e materico. Si chiama OchoTac ed è il progetto firmato dallo studio ateniese studiomateriality, che prende il nome dalla sua offerta distintiva: otto tacos, accompagnati da un menu dedicato ai drink. Il concept ruota interamente attorno al numero otto, che diventa il filo conduttore di ogni scelta progettuale.
Il design attinge alla cultura visiva del Messico evitando deliberatamente un'interpretazione letterale dell'estetica messicana. La riferimento centrale è la lucha libre, la lotta libera messicana, tradotta in una identità spaziale e grafica contemporanea. Il ring da wrestling diventa così il cuore del sistema visivo: studiomateriality ha sviluppato un sistema grafico basato su otto movimenti di lotta e otto maschere distinte, creando un vocabolario visivo che richiama direttamente gli otto tacos del concept. Maschere, pose e grafiche del ring si diffondono nella comunicazione e negli interni, stabilendo un dialogo giocoso tra cibo, movimento e cultura popolare messicana.
La palette materica è volutamente cruda e industriale. Cemento, acciaio inossidabile, piastrelle bianche e piastrelle vetrificate verdi costituiscono la base architettonica dello spazio, mentre gli specchi introducono riflessi e profondità. Il verde e il bianco dominano l'identità visiva, con il verde che si estende oltre le superfici e la grafica fino all'illuminazione stessa. La luce verde conferisce al bar un'atmosfera quasi teatrale, rafforzando il legame con il mondo drammatico della lucha libre. Anziché ricreare un ambiente messicano, il progetto lavora per astrazione e contrasto: la freddezza dell'acciaio inossidabile e delle superfici in ceramica bianca è bilanciata dal verde saturo delle piastrelle e delle luci, mentre il cemento aggiunge una qualità ruvida e tattile. Insieme, questi materiali creano uno spazio che appare al tempo stesso utilitario, giocoso e altamente costruito.
Un elemento particolarmente distintivo del progetto si trova sotto il bancone principale: l'area bagni, concepita come un'esperienza spaziale indipendente e non come una semplice zona di servizio. L'intera sezione del seminterrato è trattata in bianco, con pavimenti e rivestimenti bianchi, mentre un soffitto a specchio riflette lo spazio e ne intensifica la profondità. Tutte le porte sono in acciaio inossidabile e ricordano quelle pesanti dei frigoriferi commerciali. Il riferimento diventa esplicito all'interno dei singoli servizi: entrare in una cabina sembra aprire la porta del frigorifero di una macelleria. Piastrelle verdi rivestono l'interno, mentre mensole in acciaio inossidabile ospitano rappresentazioni scultoree di pezzi di carne. Il linguaggio familiare della cella frigorifera professionale viene trasformato in un ambiente bagno inaspettato e teatrale.
All'esterno delle singole toilette, una grande isola in acciaio inossidabile accoglie quattro lavandini, funzionando quasi come un mobile centrale nello spazio. Un divano, una poltrona e alcune opere d'arte completano l'area, trasformando la sezione bagni in un'estensione sociale e visiva del bar, piuttosto che in uno spazio puramente funzionale.
Il progetto dello studio con sede ad Atene è concepito come un sistema identitario continuo in cui architettura e branding sono inseparabili. Dagli otto tacos agli otto movimenti di lotta e alle otto maschere, dalle piastrelle verdi e dall'illuminazione alle porte dei bagni che ricordano frigoriferi in acciaio inossidabile, ogni elemento contribuisce a un'unica narrazione. OchoTac utilizza il linguaggio della lucha libre, dei materiali industriali e di una palette altamente controllata per creare un bar messicano contemporaneo che è tanto atmosfera e identità quanto cibo e bevande.