Una tastiera meccanica che sembra cresciuta invece che costruita. È Pulse One, il progetto firmato da Haoyuan Lu dello studio newyorkese Pulsekey, che porta per la prima volta il design generativo nel mondo delle tastiere. Il guscio, stampato in 3D in metallo, è stato modellato attraverso un algoritmo di crescita ossea e scultura digitale, fino a diventare un unico reticolo cromato a specchio che ingloba poggiapolsi, telaio e cornice. I tasti bianchi sembrano galleggiare sopra switch trasparenti, mentre la tastiera funziona senza fili. Il progetto ha conquistato l'argento nella categoria Consumer Electronics / Computer Accessories agli International Design Awards.
Il riferimento culturale più vicino è il T-1000, l'assassino di metallo liquido di Terminator 2, che nel 1991 ha reso il cromo fluido una presenza minacciosa e affascinante. Pulse One ne riprende la lucentezza di mercurio, con ogni curva che cattura la luce e la allunga in nastri argentati. Appoggiata sulla scrivania, il monitor si ritrova improvvisamente con una superficie riflettente con cui dialogare. Non è un oggetto che passa inosservato, ma è anche una presenza con cui si può convivere tranquillamente, accanto alla tazza del caffè.
Il design generativo funziona consegnando al computer una serie di obiettivi e lasciando che sia il software a proporre la forma. Il programma accumula materiale dove la struttura ne ha bisogno e lo elimina dove non serve, ed è per questo che i risultati appaiono organici. Nel guscio di Pulse One si vedono grandi vuoti ellittici accanto a ponti di metallo sottili e affusolati. Il team di Lu ha poi rifinito la forma con la scultura digitale, ed è così che la logica fredda della macchina riesce a risultare elegante. L'effetto finale è quello di un oggetto cresciuto, sulla scia della Bone Chair che Joris Laarman presentò nel 2006 e che da allora ha influenzato generazioni di progetti, dalle architetture fluide di Zaha Hadid alle forme organiche di Ross Lovegrove fino agli esperimenti computazionali di Neri Oxman. Le sedie, gli edifici e le lampade erano già stati invitati a questa festa. Le tastiere, stranamente, non avevano mai ricevuto l'invito. Pulse One è la risposta arrivata in ritardo.
Unire poggiapolsi, telaio e cornice in un pezzo solo risolve anche un angolo piuttosto disordinato del design delle tastiere. La maggior parte dei modelli impila una scocca, una piastra e un poggiapolsi, ognuno con le proprie giunture, viti e opinioni sull'allineamento. Il guscio di Pulse One raccoglie tutto in un'unica forma che accoglie gli switch e li inclina verso le mani. Nelle foto si intravedono ancora alcune piccole viti, quindi non si tratta di magia, ma di ingegneria molto ordinata. I polsi trovano una seduta scolpita dove di solito vive una striscia di schiuma.
Sotto tutta quella scultura c'è una tastiera con cui si può davvero convivere. La campagna la presenta come wireless, hot-swappable e capace di durare settimane con una carica. I socket hot-swap permettono di estrarre uno switch e inserirne un altro senza saldatore, e una foto del prodotto mostra esattamente questo gesto, con un singolo switch estratto accanto a un tasto freccia. La scheda descrive inoltre la costruzione come modulare, pensata per la manutenzione, la personalizzazione e il rinnovamento. In sostanza, Pulse One si comporta come una tastiera da smanettoni pur avendo l'aspetto di un pezzo da museo.
Il progetto è firmato da Haoyuan Lu, Hongbin Zhang e Wendi Yu. La sua forza sta nell'aver portato nel quotidiano una ricerca formale che finora era rimasta confinata al mobile e all'architettura, dimostrando che anche uno strumento di lavoro può diventare un oggetto di design senza rinunciare alla funzionalità.
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