Una casa sulle colline dello Yarra è diventata il biglietto da visita di Studio Squire, giovane realtà di interior design che ha fatto della propria abitazione un laboratorio a cielo aperto. Il progetto, raccontato sulle pagine di Livingetc, nasce da una scelta radicale: trasformare lo spazio privato in un manifesto estetico, capace di attrarre clienti e definire l'identità dello studio. Non una semplice ristrutturazione, ma un atto di coraggio progettuale che ha dato il tono all'intero portfolio.
La fondatrice dello studio ha raccontato di aver preso parte a una masterclass tenuta da Kelly Wearstler, figura di riferimento del design d'interni contemporaneo, e di averne tratto la spinta decisiva per seguire il proprio sogno. Da quell'esperienza è nata la convinzione che una casa debba raccontare chi la abita, senza compromessi e senza timore di osare. Le Yarra Ranges, con il loro paesaggio verde e appartato, hanno offerto la cornice ideale per mettere in pratica questa filosofia: ambienti luminosi, accostamenti cromatici inattesi e una selezione di arredi che mescola pezzi d'autore e soluzioni artigianali.
Il risultato è un interno che non passa inosservato. Ogni stanza sembra costruita attorno a un gesto preciso: una parete colorata, un rivestimento materico, una seduta dalla forma scultorea. La palette gioca su contrasti decisi, con toni caldi che dialogano con superfici neutre, mentre i materiali — legno, pietra, tessuti grezzi — aggiungono profondità e consistenza. È un approccio che ricorda la lezione di Wearstler: il design come esperienza sensoriale, non come semplice decorazione.
La scelta di abitare la casa prima di renderla pubblica ha permesso di testare soluzioni e correggere il tiro, trasformando la vita quotidiana in una verifica continua del progetto. Questo metodo, sempre più diffuso tra i giovani studi, consente di presentare ai clienti non un rendering ma uno spazio vissuto, con tutte le imperfezioni e le sorprese che l'uso reale comporta. Per Studio Squire è stato anche un modo per costruire un racconto autentico, lontano dalle messe in scena patinate che spesso dominano le riviste di settore.
Il portfolio dello studio si è così arricchito di un progetto che funziona come dichiarazione d'intenti: la casa come primo cliente, il proprio gusto come biglietto da visita. Una strategia che, nel panorama del design d'interni australiano e non solo, sta diventando un modello per chi muove i primi passi e cerca visibilità senza grandi budget. La lezione, in fondo, è semplice: prima di progettare per gli altri, bisogna saper progettare per sé, con la stessa cura e la stessa audacia.
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