Il designer londinese Yinka Ilori ha raccolto in un libro il lavoro di oltre un decennio dedicato alle sedie salvate dalla strada e dai negozi di beneficenza di Londra. «Chairman», pubblicato da ORO Editions, è il primo volume interamente incentrato su questi mobili, trasformati con colore, pattern e un pizzico di ironia. Centoventi pagine che ripercorrono una pratica iniziata nel 2011 con il restauro artigianale di pezzi di seconda mano, oggi diventata uno dei percorsi più riconoscibili del design contemporaneo.

Per Ilori le sedie sono state il primo amore progettuale proprio per le storie che portano con sé. Il designer ha spiegato che i mobili vintage custodiscono «storie personali, segreti, emozioni e sentimenti», e nella sua famiglia britannico-nigeriana offrire la propria sedia a qualcuno non è mai stato un gesto banale: significava invitare quella persona nella propria vita, nei propri pettegolezzi, nel proprio dolore. Un'idea che attraversa tutta la sua produzione e che trova la sua espressione più memorabile nella mostra del 2015 «If Chairs Could Talk», dove i pezzi restaurati vennero intitolati ai compagni d'infanzia del quartiere, alcuni dei quali hanno avuto successo e altri no. L'intento non era stilare una classifica, ma ricordare che giudicare una sedia, o una persona, dalle sue condizioni attuali non dice nulla sul percorso che ha compiuto.

Il libro non finge che le sedie siano soltanto sedie. Ilori non si limita a rivendere i ritrovamenti dei mercatini né a collocarli dietro una teca da museo: restituisce loro una funzione, spesso con dettagli giocosi ma mai gratuiti, come un portacandele incastonato nello schienale o un ripiano per piante ricavato nel bracciolo. Un approccio che, in un panorama progettuale abituato a trattare il mobile come oggetto usa e getta oppure come pezzo prezioso, apre uno spazio intermedio e rivendica un rapporto più lento e affettivo con gli oggetti che ci circondano. Ilori non tiene lezioni di sostenibilità: mostra semplicemente cosa accade quando si guarda davvero una sedia prima di decidere che è spazzatura.

«Chairman» colloca inoltre il lavoro sulle sedie all'interno di una cerchia più ampia di artisti e designer, coerentemente con un percorso che non è mai stato solitario. Una sezione del volume, tratta dalla collezione «There Is Good in All of Us», trasforma le sedute scartate in piccoli monumenti alle seconde possibilità. Il tragitto di Ilori, dall'upcycling dei primi anni alle grandi commissioni pubbliche come il Colour Palace alla Dulwich Picture Gallery o la collaborazione con Adidas, è cominciato proprio da questo lavoro di restauro manuale e poco glamour. Il libro sostiene che le sedie non sono state un prologo in attesa di progetti più importanti: sono sempre state la storia principale.

Il messaggio di fondo resta semplice. Ilori non afferma che ogni oggetto scartato meriti un secondo atto, ma osserva che alla maggior parte di essi non viene mai data la possibilità di dimostrarlo. Mentre il design insegue ciò che è nuovo, «Chairman» invita a prestare attenzione a ciò che è già presente, magari in un angolo, in attesa che qualcuno si accorga che la sua storia non è ancora finita.

Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.