La prima sfilata in assoluto di Victoria's Secret risale al 1995 e, a guardarla oggi, sorprende per quanto somigli alle passerelle prêt-à-porter contemporanee. Il marchio americano di lingerie, all'epoca già noto per il catalogo e per un'immagine patinata, scelse di presentare la propria collezione dal vivo con un formato essenziale: modelle in passerella, biancheria intima come protagonista assoluta e un'atmosfera lontana dagli show spettacolari che sarebbero arrivati negli anni successivi.
Quella prima sfilata non aveva ancora le ali di piume, i cantanti ospiti e le scenografie monumentali che hanno reso celebri gli eventi del decennio seguente. Era piuttosto una presentazione di prodotto, con un ritmo vicino a quello delle sfilate di moda tradizionali. Le modelle indossavano reggiseni, slip e coordinati semplici, pensati per mostrare la vestibilità e il taglio dei capi. Il risultato, visto con gli occhi di oggi, appare quasi sobrio: un'idea di sensualità diretta, senza eccessi scenici.
È proprio questo il punto che rende interessante la rilettura della prima sfilata. Negli anni Novanta il prêt-à-porter costruiva le proprie passerelle su un rapporto stretto tra corpo, abito e movimento, con una messa in scena spesso minimale. Victoria's Secret, pur venendo dal mondo della lingerie e non dell'alta moda, adottò lo stesso linguaggio: la sfilata come strumento per raccontare un prodotto e non solo per creare uno spettacolo. Una scelta che oggi molte maison riprendono, complice la ricerca di autenticità e di un contatto più diretto con il pubblico.
La lingerie, del resto, è da tempo entrata nel guardaroba quotidiano e nelle collezioni dei brand di moda. Reggiseni a vista, sottovesti portate come abiti, slip che diventano shorts: la distinzione tra intimo e capospalla si è fatta più labile, e le passerelle degli ultimi anni lo hanno dimostrato. La prima sfilata di Victoria's Secret, con la sua semplicità, anticipava in parte questa contaminazione, pur restando un evento pensato per un marchio specializzato e non per una maison di prêt-à-porter.
Vale la pena ricordare che il 1995 non fu un anno qualsiasi per il brand. Il catalogo e le campagne pubblicitarie avevano già costruito un immaginario riconoscibile, fatto di modelle sorridenti e di una femminilità accessibile. La sfilata aggiunse un tassello: il contatto dal vivo con il prodotto, la possibilità di vedere come si muoveva sul corpo. Un'operazione di marketing, certo, ma anche un momento di moda che oggi viene studiato per capire come si è evoluto il linguaggio della lingerie sulle passerelle.
Con il tempo Victoria's Secret avrebbe cambiato registro, trasformando la sfilata in un evento televisivo con ospiti musicali e messe in scena sempre più elaborate. Ma è nella prima edizione che si trova la matrice di un formato oggi tornato attuale: la sfilata come racconto diretto del capo, senza troppi intermediari. Una lezione di stile che il prêt-à-porter contemporaneo sembra aver fatto propria, riscoprendo la forza di una passerella essenziale.
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