Alexander McQueen torna a sfilare a Londra. Il marchio, che da anni presentava le sue collezioni sulla passerella parigina, ha scelto la London Fashion Week per il debutto londinese di Seán McGirr come direttore creativo. Una decisione che riporta la maison alle sue radici fisiche e non convenzionali, in un momento in cui l'azienda affronta una profonda ristrutturazione.

La collezione parte proprio dalla storia di Lee McQueen e dal rapporto del fondatore con la città. In passerella sono sfilati sartoria, riferimenti alla sottocultura e pezzi ispirati agli archivi di Shaun Leane, lo storico gioielliere che ha collaborato con il designer scozzese in alcune delle sue sfilate più memorabili. L'omaggio non è nostalgico ma passa attraverso il linguaggio del presente, con una rilettura dei codici della casa che guarda alla Londra dei margini, quella delle periferie creative e delle scene alternative.

La location scelta per lo show non è casuale. La sfilata si è tenuta in una cappella sotterranea londinese del XVII secolo, uno spazio dall'atmosfera cupa e suggestiva che richiama le ambientazioni teatrali delle sfilate storiche di McQueen. Venticinque anni dopo spettacoli come Dante, allestito in una chiesa hawksmooriana con uno scheletro in prima fila e una colonna sonora di organo e spari, o Voss, con le modelle chiuse in una scatola specchiata allestita come un reparto psichiatrico, il marchio torna a cercare luoghi non convenzionali per presentare le sue creazioni.

Sulla passerella sono comparsi arnesi in acciaio, tacchi massicci con cinghie alle caviglie che ricordano i bracciali elettronici di controllo, e un abito in cotta di maglia composto da minuscoli teschi d'argento. Elementi che parlano di una tensione tra eleganza e costrizione, tra artigianato prezioso e riferimenti alla sorveglianza e al controllo. È un immaginario che appartiene alla storia del marchio ma che McGirr rilegge con uno sguardo contemporaneo, coerente con la sua idea di una moda che non rinuncia al lato oscuro e provocatorio delle origini.

Il ritorno a Londra arriva in un momento delicato per l'azienda, impegnata in una ristrutturazione che sta ridisegnando la sua organizzazione. La scelta di sfilare nella capitale britannica assume quindi anche un valore simbolico: riportare il marchio a casa, nel luogo dove Lee McQueen ha costruito la sua leggenda, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, con collezioni che hanno cambiato il modo di intendere la sfilata come evento totale.

Per la London Fashion Week si tratta di un ritorno di peso. La presenza di Alexander McQueen nel calendario londinese rafforza il ruolo della settimana della moda britannica come piattaforma per i marchi che vogliono rivendicare un'identità radicata nel territorio. E per McGirr, al suo primo show londinese alla guida della maison, è l'occasione per tracciare una linea tra passato e futuro, senza dimenticare da dove viene il marchio.

La collezione presentata conferma una direzione precisa: sartoria rigorosa, dettagli materici, un immaginario che attinge alla sottocultura e alla storia della città. Un equilibrio tra rispetto della tradizione e volontà di spostare lo sguardo altrove, che sarà decisivo per il posizionamento del marchio nei prossimi anni.

Autore

Bellezza e benessere

Sara Montini — bellezza e benessere, Stile Aperto.