Cindy Sherman torna sulla scena con una nuova serie di autoritratti e con la copertina di Bazaar Art. La fotografa americana, tra le più influenti della scena contemporanea, ha scelto ancora una volta il proprio corpo e il proprio volto come materia prima del lavoro, trasformando l'obiettivo in uno specchio attraverso cui osservare i cambiamenti che il tempo produce. «È spaventoso e allo stesso tempo illuminante», ha raccontato, descrivendo l'esperienza di guardarsi cambiare attraverso il proprio stesso sguardo.

Il progetto nasce da una pratica che Sherman porta avanti da decenni: usare se stessa come modello, truccandosi, travestendosi, costruendo personaggi che non sono mai davvero lei ma che parlano sempre di lei. In questa nuova serie, però, il gioco delle maschere lascia emergere una dimensione più intima e riflessiva. L'invecchiamento non è più solo un tema da rappresentare attraverso la finzione, ma diventa un'esperienza da attraversare in prima persona, con tutto il carico di spaesamento e consapevolezza che comporta.

Per una fotografa che ha costruito la propria carriera sull'idea di identità fluida e mutevole, confrontarsi con i segni del tempo significa mettere in discussione uno dei cardini del proprio linguaggio. Sherman ha spiegato che osservarsi invecchiare attraverso le immagini è un esercizio che alterna momenti di inquietudine a improvvise rivelazioni. Ogni scatto diventa così un appunto visivo, una traccia di passaggio, ma anche un'occasione per ridefinire ciò che significa essere presenti a se stessi.

La serie arriva in un momento in cui il dibattito sulla rappresentazione della maturità e della vecchiaia attraversa trasversalmente moda, bellezza e cultura visiva. Sempre più spesso le immagini che circolano sui media e sui social mostrano corpi e volti non più giovanissimi, ma il modo in cui vengono raccontati resta spesso stereotipato. Il lavoro di Sherman si inserisce in questa conversazione con un'operazione che non cerca di nascondere il tempo, né di celebrarlo in modo retorico, ma di attraversarlo con curiosità e senza filtri.

La copertina di Bazaar Art e la nuova serie di autoritratti confermano la centralità dell'artista nel panorama internazionale. Sherman continua a usare la fotografia come strumento di indagine sul sé, spostando l'attenzione dal risultato estetico al processo: ciò che conta non è l'immagine finale, ma il percorso che porta a costruirla, guardarla, accettarla. Un approccio che resta un riferimento per chiunque si occupi di immagine, identità e rappresentazione.

Il messaggio che emerge dal suo racconto è duplice. Da un lato c'è la paura di vedere il proprio corpo cambiare, di non riconoscersi completamente; dall'altro c'è la scoperta di una nuova forma di libertà, che consiste nel non dover più corrispondere a un ideale fisso. In questo senso, l'arte di invecchiare davanti all'obiettivo diventa una pratica di consapevolezza, quasi una disciplina quotidiana, che Sherman condivide con il pubblico senza nascondere le difficoltà.

Per chi segue il suo lavoro da anni, la nuova serie rappresenta un capitolo coerente ma anche sorprendente. La fotografa non rinuncia alla messa in scena, ma la svuota di ogni compiacenza, lasciando affiorare una vulnerabilità che rende le immagini ancora più potenti. Il risultato è un racconto visivo che parla di tempo, di corpo e di identità con la stessa lucidità con cui Sherman ha sempre interrogato i meccanismi della rappresentazione.

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Autore

Cibo e viaggi

Luca Pellegrini — cibo e viaggi, Stile Aperto.