Dietro ogni risposta generata da un chatbot o ogni immagine creata in pochi secondi c'è un'infrastruttura fisica che raramente vediamo: capannoni enormi pieni di server, collegati giorno e notte alla rete elettrica e ai sistemi di raffreddamento. Sono i data center, e la loro diffusione legata all'intelligenza artificiale sta cambiando non solo il consumo di energia e acqua, ma anche il volto dei territori in cui sorgono. Quella che per anni è stata percepita come una questione tecnica si sta trasformando in un tema ambientale e sociale che riguarda da vicino chi abita nei dintorni.

Il caso citato dalla rivista riguarda Google in Finlandia, dove l'azienda ha costruito uno dei suoi impianti in un contesto naturale e boschivo, tipico del paesaggio nordico. Qui il contrasto tra la quiete del bosco e la presenza di strutture industriali ad alta intensità tecnologica diventa immediatamente visibile a chi vive nei dintorni. Le comunità locali si trovano così a convivere con un'infrastruttura che non produce il rumore o il traffico di una fabbrica tradizionale, ma richiede un funzionamento costante, giorno e notte, senza interruzioni. È proprio questa continuità, meno percepibile di una ciminiera o di un cantiere, a rendere la presenza dei data center particolarmente difficile da notare e, allo stesso tempo, da ignorare.

Il fenomeno non riguarda solo la Finlandia. Anche negli Stati Uniti sorgono impianti di grandi dimensioni, spesso in aree dove il terreno è disponibile a costi contenuti e dove l'approvvigionamento elettrico può essere garantito. La crescita dell'intelligenza artificiale ha accelerato questa corsa: modelli sempre più complessi richiedono più capacità di calcolo, e più calcolo significa più server, più sistemi di raffreddamento e più consumi. Ogni nuova generazione di modelli, insomma, si traduce in nuove strutture fisiche, e il digitale, che sembra immateriale, si appoggia a terreni, reti elettriche e risorse idriche molto concrete.

Il consumo idrico è uno degli aspetti più sensibili. I sistemi di raffreddamento dei data center utilizzano spesso grandi quantità d'acqua per mantenere i server a temperature di esercizio sostenibili, e questo può pesare sulle risorse locali, soprattutto in zone già esposte a periodi di siccità. Accanto all'acqua, anche il fabbisogno energetico è in forte crescita, con ricadute sulla rete elettrica e sulla scelta delle fonti con cui viene prodotta l'energia che alimenta questi impianti. Per le comunità vicine, la domanda che emerge è semplice: chi beneficia di questa infrastruttura e chi ne sostiene i costi ambientali?

Per chi vive accanto a questi impianti la questione è molto concreta. Cambiano il paesaggio, l'uso del suolo, il valore dei terreni e, in prospettiva, anche le abitudini quotidiane e il senso di appartenenza a un luogo. Il legame tra innovazione digitale e vita di tutti i giorni, spesso assente dalle narrazioni sull'AI, emerge proprio nei dettagli di questi territori, dove la tecnologia del futuro convive con boschi, campi e comunità radicate. Raccontare i data center significa dunque raccontare anche il modo in cui il progresso tecnologico ridisegna lo spazio in cui viviamo, spesso senza che ce ne accorgiamo.

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Bellezza e benessere

Sara Montini — bellezza e benessere, Stile Aperto.