Nel nuovo film di Andrej Zvjagincev, Minotaur, la guerra tra Russia e Ucraina è presente ovunque ma non compare mai in scena. Il regista costruisce il racconto attorno a una coppia borghese in crisi, lasciando che il conflitto entri nella vita quotidiana dei protagonisti come una pressione costante, più sentita che vista.

Il punto di forza del film sta proprio in questa scelta di sguardo. Lo spettatore non assiste ai combattimenti né alle immagini del fronte, ma percepisce come la guerra trasformi progressivamente le relazioni, le abitudini e le aspettative di chi resta a casa. Il conflitto diventa così una forza che cambia le vite dei personaggi dall'interno, senza bisogno di essere spiegata.

Il film si inserisce nel percorso di un autore che da anni osserva la Russia contemporanea di Vladimir Putin attraverso storie intime e familiari, più che attraverso la cronaca politica. In Minotaur questa attenzione al privato diventa lo strumento per raccontare un clima sociale segnato dalla tensione e dal silenzio, in cui la guerra è ovunque ma si preferisce non nominarla.

Per chi guarda, il valore dell'opera sta nella capacità di far sentire l'assenza di un evento centrale attraverso ciò che lo circonda: le conversazioni sospese, le crepe nei rapporti, il senso di un futuro che si restringe. È un film che affida al non detto la parte più forte del proprio messaggio.

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Cibo e viaggi

Luca Pellegrini — cibo e viaggi, Stile Aperto.