Un grande ambiente buio, attraversato da tubi trasparenti e strutture d'acqua in movimento continuo, ospita a Eindhoven una delle installazioni più discusse della Dutch Design Week. Si chiama Everything Moist Seems Alive ed è il frutto dell'incontro tra il minimalismo tecnico dell'artista Boris Acket e il massimalismo della finta maison di moda Maison the Faux, riuniti dal MU Hybrid Art House per un progetto site-specific che trasforma lo spazio in un organismo liquido.
Al centro della scena, cinque «corpi d'acqua» — The Well, The Womb, The Whirl, The Wake e The Waterfall — rappresentano altrettanti modi di entrare in relazione con l'elemento liquido. Una vasca circolare, The Womb, raccoglie l'acqua al centro dello spazio; tre pompe, The Well, la prelevano per immetterla nel sistema; The Whirl fa danzare un telo bianco al ritmo del movimento; The Wake lascia cadere gocce su una piastra calda, sprigionando sbuffi di vapore; The Waterfall, infine, simula una diga che più volte al giorno si trasforma in una cascata impetuosa. Il tutto è collegato da tubature che alludono ai sistemi sanitari nascosti sotto le nostre città, impreziosite da ornamenti metallici stampati in 3D ispirati ai gargoyle parigini, tradizionalmente usati per allontanare l'acqua piovana dagli edifici.
A dominare la scena, sospesi sopra le strutture, ci sono i «leaky saints»: figure umanoidi video-proiettate che stillano liquido da occhi, pori e altre aperture. Sono l'incarnazione visiva più esplicita del concetto di «idrofemminismo», elaborato dalla teorica culturale Astrida Neimanis nel saggio del 2012 Hydrofeminism: Or, On Becoming a Body of Water. La direttrice del MU, Angelique Spaninks, sintetizza così l'approccio: «In questo senso idrofemminista, siamo tutti corpi d'acqua. Il mondo è fatto d'acqua, e così noi, per almeno il 60 per cento del nostro corpo». E aggiunge: «L'acqua ci serve. Tendiamo a nasconderla. Vogliamo controllarla. La usiamo come qualcosa di cui abbiamo bisogno invece di pensare che ne siamo parte. E tutte queste idee sono confluite in questa installazione totale».
Il progetto nasce da due anni di confronti tra i creativi sul tema dell'acqua, alimentati anche dai miti greci e dai loro fiumi potenti. Attorno alle strutture, altari a lume di candela e pozzi dei desideri creano un'atmosfera paludosa e rituale, animata più volte al giorno da performance corali del Dutch National Opera and Ballet. All'ingresso, un water bar al buio consente ai visitatori di assaggiare tre tipi d'acqua o di versarla nell'installazione; lì è sospesa una scultura in materiali misti dell'artista Roni(a) Johansson, simile a carne astratta, con decine di «sacche d'uovo» umide che introducono il tono dell'esperienza.
L'incontro tra i due immaginari è dichiarato. «Crediamo molto nell'ornamentazione e nella bellezza del “molto” come reazione alla nudità banale», ha spiegato a proposito del progetto Joris Suk, co-fondatore di Maison the Faux insieme a Tessa de Boer. «Quello che mi piace è che è una collisione di estetiche. Lo studio di Boris Acket è noto per un approccio visivo tecnico, elegante e minimalista. Noi siamo molto massimalisti. Mettere insieme questi due mondi ha creato gran parte dell'estetica che si vede qui». Acket, del resto, è noto al grande pubblico per Einder, il canopy meccanico in tessuto che ha accompagnato il tour del producer Fred Again.
Fondata nel 2012 da Suk e de Boer, entrambi diplomati in fashion design, Maison the Faux è uno studio cross-disciplinare che si presenta come «un atelier creativo che si finge una grande maison di couture», giocando con i confini tra reale e finto. Everything Moist Seems Alive resta visibile al MU Hybrid Art House nell'ambito della Dutch Design Week, in programma a Eindhoven fino al 25 ottobre 2026.
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