Ogni giorno, tra caffetterie, uffici e locali, si accumulano tonnellate di fondi di caffè e foglie di tè esauste che finiscono quasi sempre in discarica. Tre designer taiwanesi hanno deciso di affrontare questo problema in modo inedito: trasformando gli scarti in mobili, lampade e sculture realizzate con stampanti 3D robotiche. Il progetto si chiama «After the Last Sip» e sarà presentato al London Design Festival, in programma dal 12 al 18 settembre.

Chao-Chun Kung, Ching-Yu Lin e Chen-Yang Chang hanno lavorato presso Fab.Pub, un laboratorio di fabbricazione digitale nell'East London. Qui hanno raccolto foglie di tè usate dai negozi di bubble tea londinesi e fondi di caffè provenienti da caffetterie locali, essiccandoli e macinandoli prima di mescolarli con PLA, un polimero biodegradabile. Il risultato è un composito stampabile che, attraverso sistemi parametrici, dà vita a forme geometriche complesse, generate tanto dal codice quanto dal materiale organico di scarto.

Ogni designer ha interpretato lo stesso flusso di rifiuti in modo personale. Kung ha creato «CHA», un'opera che si ispira direttamente alla cultura del tè taiwanese: la sua forma deriva da un sistema parametrico basato sul carattere cinese che indica il tè. Lin presenta «Undetermined Shore», una scultura realizzata con compositi di fondi di caffè, caratterizzata da superfici stratificate che ricordano i sedimenti e che evocano la costa in continua evoluzione di Taiwan. Chang, infine, firma «Nexus Bloom», un'opera in cui il composito di scarti di tè assume forme fluide e continue, che sembrano più cresciute che stampate.

Ciò che distingue il progetto è la scelta di non nascondere l'origine dei materiali. Molte iniziative di design sostenibile tendono a mascherare i propri scarti, levigando le superfici fino a far dimenticare la loro provenienza. «After the Last Sip» fa l'opposto: gli strati di stampa restano visibili, le particelle di tè e caffè affiorano in superficie e i bordi rimangono irregolari e volutamente grezzi. Una trasparenza che invita a riflettere sul ciclo quotidiano di consumo e smaltimento che accompagna ogni tazza di caffè o tè.

Il progetto non si presenta come una soluzione definitiva: alcune superfici sono ancora chiaramente sperimentali e mostrano i limiti del composito su larga scala. Tuttavia, proprio questa imperfezione rende il lavoro autentico, più simile a una ricerca sui materiali che a una trovata di marketing. L'obiettivo non è convincere il pubblico a cambiare abitudini dall'oggi al domani, ma semplicemente a guardare con occhi diversi la tazzina vuota che si lascia sul tavolo.

Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.