Un diffusore Bluetooth che non assomiglia a un diffusore. Si chiama Gankéké ed è l'oggetto con cui Larry Tchogninou, architetto e designer con base a Chicago, ribalta l'idea che la tecnologia quotidiana debba per forza essere anonima. La forma non nasce da un pod generico, ma dalla gankéké, la doppia campana usata nella musica cerimoniale e comunitaria del Benin, il Paese di origine del designer. Il risultato è un oggetto che sembra uno strumento musicale e che, invece, riproduce la musica dello smartphone.
La struttura è composta da due coni svasati che si incontrano in un punto centrale, rivestiti in impiallacciatura di legno e montati su un telaio in alluminio sabbiati. Una maniglia in legno di quercia attraversa la parte superiore. All'interno delle due campane in legno trovano posto i diffusori laterali, mentre un subwoofer centrale è posizionato tra loro in configurazione magnete contro magnete, una scelta pensata per garantire stabilità. I controlli sono volutamente analogici: volume e accensione sul lato destro, una ghiera dedicata ai bassi sul lato sinistro, una porta micro USB per la ricarica e un ingresso line in per chi preferisce il collegamento via cavo. L'autonomia dichiarata è di circa tre ore a volume medio, un dato che non punta a coprire un volo per Los Angeles ma che non è mai stato il senso dell'oggetto.
Ogni esemplare è realizzato su ordinazione, con un tempo di consegna di quattro settimane, a partire da plastica, impiallacciatura di legno, tasselli e alluminio sabbiati. Il prezzo è di 700 dollari. Una cifra che, accanto a un diffusore prodotto in serie, può sembrare alta, ma che cambia significato se si considera cosa si sta acquistando: non un componente, ma una piccola scultura con un diffusore funzionante integrato nella sua logica, firmata da una persona che ha capito la forma prima ancora del circuito. La lavorazione artigianale e l'attesa richiesta per la consegna sono elementi rari in una categoria dove ci si aspetta la spedizione in giornata per un apparecchio destinato a essere dimenticato nel giro di un anno.
Tchogninou è stato seguito, agli inizi del suo percorso, da Virgil Abloh, e questa discendenza si legge nel modo in cui tratta i materiali come portatori di significato e non come semplici finiture. Il designer ha raccontato di aver iniziato a lavorare a Gankéké dopo essersi reso conto di quanti gadget audio avesse ricevuto in regalo nel corso degli anni senza mai capire davvero come funzionassero. Così ha costruito il proprio, scegliendo di non nascondere l'ingegneria: l'involucro trasforma la meccanica nel motivo stesso per cui vale la pena guardarlo.
La scelta più interessante riguarda però l'identità culturale. Molto design pensato per un pubblico ampio tende a levigare ogni specificità fino a renderla genericamente moderna. Gankéké fa l'opposto: mantiene leggibile la forma della campana, conserva il nome e lascia che la storia resti in superficie invece di nasconderla in un comunicato stampa che nessuno legge. Un oggetto così non sostituirà mai il diffusore da cinquanta dollari che vive nella borsa della palestra, e non è mai stata quella la competizione. La vera sfida è con l'idea che un diffusore debba essere dimenticabile per essere utile. Gankéké dimostra il contrario: può custodire una forma tramandata di generazione in generazione, stare su uno scaffale come qualcosa che vale la pena guardare e suonare quando serve, senza per questo sembrare un costume.
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