Le pareti che separavano un tempo la casa dall'ufficio, il negozio dal ristorante, l'hotel dall'ospedale, stanno cadendo. I ritmi quotidiani cambiati, il lavoro da remoto e le nuove abitudini sociali stanno riscrivendo le regole dell'architettura d'interni, spingendo i progettisti a creare spazi capaci di trasformarsi e di rispondere a esigenze molteplici. A fotografare questa evoluzione sono gli otto progetti premiati all'iF DESIGN AWARD 2026, selezionati tra Italia, Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Cina e Brasile.

Come osserva Cheryl Durst, CEO della International Interior Design Association e giurata del premio, i designer stanno abbandonando le etichette tradizionali per concentrarsi su come le persone abitano realmente lo spazio. L'architettura, insomma, non deve dettare i comportamenti umani: sono i comportamenti umani a modellare l'architettura. Un principio che accomuna studi come DAIKYO, Yuko Nagayama and Associates, Yule Space, JFR Studio, Anna Maya e Martinelli Luce con HABITS, tutti impegnati a costruire ambienti che si adattano alle necessità quotidiane di chi li vive.

Tra gli esempi più significativi c'è la lampada Grammoluce, creata da Martinelli Luce in collaborazione con HABITS. Il controllo dell'illuminazione diventa un'esperienza fisica e tattile: invece di interruttori digitali o dimmer convenzionali, l'utente regola la luce appoggiando oggetti pesanti sulla membrana elastica della lampada. Aggiungere peso stira la superficie e aumenta l'intensità luminosa, trasformando una regolazione invisibile in un dialogo concreto tra oggetto e persona.

In Taiwan, lo studio Yule Space firma la Forest Book Loft, uno spazio che fonde libreria, ristorante e alloggio in un'unica struttura in cemento a vista. Ampie vetrate portano il paesaggio circostante all'interno, mentre letteratura, gastronomia locale e natura si intrecciano in una narrazione spaziale che cambia con la luce del giorno e il susseguirsi delle stagioni. Un esempio di come gli spazi multi-programmatici possano creare un legame più profondo con il luogo.

In Corea del Sud, lo spazio Saerodowon Pop-up & Dining trasforma il mitico paradiso coreano di Mureungdowon in una fuga fisica. Progettato per il marchio di soju senza zucchero Saero, l'interno usa sagome esterne che richiamano le montagne e padiglioni in legno per guidare i visitatori in un viaggio sequenziale. Man mano che ci si addentra, il ritmo frenetico della città svanisce, lasciando spazio a un'atmosfera pensata per l'esplorazione tranquilla, il cibo e la convivialità.

In Giappone, il progetto Relation Wall affronta i limiti del classico modello open-space 'LDK' (living, dining, kitchen). Sviluppato da DAIKYO con Yuko Nagayama and Associates, il sistema di pareti mobili è dotato di isolamento acustico ad alte prestazioni e traslucenza variabile. Gli occupanti possono così passare da ampi spazi comuni a rifugi silenziosi e acusticamente isolati, permettendo all'architettura di rispecchiare le dinamiche familiari in continua evoluzione.

Sempre in Giappone, JAM BASE al Grand Green Osaka ridefinisce il ruolo dell'ufficio attorno agli incontri umani non programmati. Il polo riunisce aziende, startup, agenzie governative, istituzioni educative e artisti, con aree di coworking progettate per stimolare l'interazione tra campi diversi. I tre principi guida — Midori (natura), Yohaku (spazio aperto) e Gocha-Gocha (mescolanza vivace) — si traducono in percorsi sovrapposti che trasformano la densità fisica in un catalizzatore di collaborazioni inaspettate.

La Cina porta la narrazione spaziale verso l'immersione totale con HyperTank di JFR Studio, un complesso di intrattenimento ed educazione concepito come un viaggio cosmico futuristico. I visitatori attraversano aree d'imbarco, camere di transito interattive e capsule di ibernazione, mentre schermi LED ad alta risoluzione, paesaggi sonori dinamici e illuminazione su misura simulano fenomeni come i brillamenti solari e le nebulose. Gli interni, insomma, diventano viaggi narrativi attivi, non semplici contenitori passivi.

Infine, su scala di oggetto, la libreria Samba dell'architetto brasiliano Anna Maya porta il movimento dinamico nell'arredamento quotidiano. Costruita con componenti circolari modulari che possono essere aggiunti, spostati o completamente riassemblati, la struttura invita a ripensare continuamente il proprio spazio, in linea con una filosofia progettuale che vede l'ambiente domestico come un organismo vivo e in costante trasformazione.

Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.