Nelle case contemporanee, sempre più spesso organizzate come un unico grande ambiente aperto, manca uno spazio che la tradizione giapponese considera da secoli essenziale: l'engawa. Si tratta di una veranda in legno che corre lungo il perimetro dell'abitazione, un luogo di passaggio né completamente interno né completamente esterno, pensato per sedersi, osservare il giardino e lasciare che la luce e l'aria entrino senza filtri. Un elemento che oggi torna a interessare architetti e progettisti di interni, perché risponde a un bisogno molto attuale: abitare lo spazio di mezzo.

L'engawa non è un semplice balcone né una terrazza. Nella casa giapponese tradizionale è una piattaforma sopraelevata, spesso in legno, coperta da un tetto profondo e delimitata da porte scorrevoli. Quando queste vengono aperte, il confine tra il dentro e il fuori si dissolve: il soggiorno si estende verso il giardino e il giardino entra nella casa. È un dispositivo architettonico semplice ma sofisticato, che regola il rapporto con la luce, con il clima e con il paesaggio circostante. Per questo, secondo diversi progettisti, può diventare un modello utile anche per le abitazioni occidentali, spesso troppo sigillate o, al contrario, troppo esposte.

Il valore dell'engawa sta nella sua funzione di soglia. Non è uno spazio che si attraversa di corsa, ma un luogo dove sostare: bere un tè, leggere, guardare la pioggia, accogliere un ospite. In un'epoca in cui gli open space tendono ad annullare le transizioni, l'engawa reintroduce una gradualità. Invece di passare direttamente dal divano al giardino, si crea un passaggio intermedio che prepara al cambio di ambiente. Questo principio può essere applicato anche in città, con una loggia, un portico, una veranda vetrata o semplicemente un ballatoio attrezzato con sedute e piante.

Dal punto di vista del design, l'engawa suggerisce materiali naturali e finiture sobrie: legno non trattato o oliato, pietra, carta, tessuti grezzi. La struttura è lineare e leggera, spesso rialzata da terra per proteggere dall'umidità e per creare una seduta continua. Non ci sono ornamenti superflui: tutto è proporzionato alla scala del corpo e alla vista sul verde. È un'idea che si sposa bene con le tendenze attuali del progetto d'interni, sempre più orientate alla sostenibilità, alla materia viva e alla continuità tra dentro e fuori.

Reintrodurre un engawa in una casa contemporanea non significa copiare una tipologia giapponese, ma adottarne il principio. Si può ricavare uno spazio di mezzo anche in un appartamento, sfruttando un balcone profondo o una loggia, arredandolo con una panca in legno, cuscini, lanterne e piante resistenti. In una casa indipendente, invece, l'engawa può diventare un portico laterale, una veranda aperta o una piattaforma che collega la zona giorno al giardino. L'importante è che sia un luogo abitabile, non un semplice passaggio.

Il ritorno di questo modello riflette un cambiamento più ampio nel modo di pensare la casa. Dopo anni di ambienti fluidi e indistinti, cresce l'attenzione per gli spazi di transizione, per i luoghi che aiutano a rallentare e a stare in contatto con la natura. L'engawa, con la sua semplicità e la sua eleganza discreta, offre una risposta concreta: non serve una casa più grande, ma uno spazio in più, pensato per essere vissuto con calma.

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Autore

Design e casa

Alessandro Ruggeri — design e casa, Stile Aperto.