Il Louvre-Lens dedica una grande esposizione al concetto di tenerezza, trasformandolo in oggetto di indagine artistica. La mostra «So Cute! The Art of Happiness», curata da Annabelle Ténèze, direttrice del museo, e da Émilie Girard, direttrice dei Musées de la Ville de Strasbourg, riunisce circa 300 opere tra dipinti, sculture, fotografie, film, oggetti e installazioni, e si interroga su perché certe forme, gesti e materiali suscitino affetto, comfort e istinto di protezione.

Il percorso mette in dialogo epoche e linguaggi radicalmente diversi. Gatti egizi e neonati antichi incontrano Théodore Géricault, Auguste Renoir, Nicolas Poussin, Jeff Koons e Philippe Katerine, mentre Cindy Sherman, Rosa Bonheur, Agnès Varda, William Wegman e Pierre et Gilles ampliano il racconto attraverso ritratti, animali domestici e cultura pop. L'idea di fondo è che la tenerezza non sia un'estetica fissa, ma qualcosa che cambia con il tempo, la geografia e lo sguardo di chi osserva.

Una sezione ripercorre la cultura kawaii ben oltre l'attuale overdose di mascotte e merchandising. Il termine giapponese è emerso secoli fa e si è poi sviluppato nel vocabolario visivo fatto di forme arrotondate, teste sproporzionate, occhi grandi e colori tenui che oggi ritroviamo in manga, moda e pubblicità. Tra gli artisti che portano questo linguaggio nell'arte contemporanea compare Takashi Murakami, mentre un capitolo adiacente esplora la cultura della tenerezza in Corea del Sud. Il rosa ha poi il suo spazio storico, accanto a opere di Cindy Sherman e a Ettore Sottsass, il cui specchio Ultrafragola dimostra che un colore può essere insieme dolce e spettacolarmente consapevole.

La mostra non si ferma però alla superficie zuccherina. «So Cute!» indaga anche il rapporto tra adorabilità, cultura del consumo, propaganda, immaginario bellico e critica sociale, mostrando come codici visivi apparentemente innocenti possano confortare, persuadere o inquietare a seconda del contesto. I peluche passano da compagni d'infanzia a strumenti artistici per affrontare memoria e vulnerabilità, mentre le espressioni maliziose di personaggi come Labubu complicano l'idea del peluche perfettamente educato. Il percorso si chiude con le reinterpretazioni ricoperte di glitter delle icone del Louvre firmate da Pascal Lièvre, dove paillettes ed estetica drag trasformano capolavori familiari in qualcosa di più luminoso, strano e decisamente irriverente.

L'architetto e scenografo Mathis Boucher traduce il tema in un ambiente concepito a metà tra una fiaba e un videogioco. I visitatori attraversano un ingresso rosa arrotondato e una sequenza di stanze oniriche legate da curve, bordi morbidi e materiali tattili come pelliccia, specchi, bouclé e moquette. Lungo il percorso sono nascosti oggetti-sorpresa, tra cui lenti d'ingrandimento a forma di coniglio, mentre un capitolo dedicato al lato oscuro della tenerezza interrompe la fantasia prima del finale scintillante. Argile ha sviluppato una tonalità in polvere su misura, ribattezzata Louvre-Lens Pink, appositamente per l'allestimento.

Il pubblico non è passivo. Prima di entrare incontra una ruota delle emozioni larga 2,7 metri, mentre etichette interattive, una guida kawaii di nome Momo, una biblioteca di manga e una sala multisensoriale chiamata «Sinfonia delle emozioni» invitano a muoversi nella mostra in modi diversi. Alla fine si può persino votare l'opera che ha colpito di più. Dietro la scenografia allegra si nasconde anche un'anima pragmatica: quasi il 90 per cento delle teche e l'80 per cento del sistema di sospensione provengono dal programma di riuso del museo. «So Cute! The Art of Happiness» resta al Louvre-Lens fino al 18 gennaio 2027.

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Cibo e viaggi

Luca Pellegrini — cibo e viaggi, Stile Aperto.