Tory Burch ha scelto il colore come linguaggio principale per la sua collezione Primavera 2027, presentata giovedì sera al Sunken Garden di Isamu Noguchi, nel lower Manhattan. La location stessa è stata trasformata in un manifesto cromatico: un tappeto color arancio bruciato ricopriva l'intero spazio attorno al giardino, impreziosito da pali turchesi che facevano da contrappunto visivo. Un allestimento audace, coerente con la storia della designer, che anche in passato ha affidato alle scenografie una precisa narrazione cromatica, dalla passerella dorata del Fall 2026 alle piastrelle turchesi dal pavimento al soffitto della Primavera 2025.

Il punto di partenza della collezione è stato, per ammissione della stessa Burch, un oggetto tanto semplice quanto inatteso: una pantofola veneziana dalle tinte così numerose e sfuggenti da risultare difficile persino da nominare. «C'è stato questo zoccolo veneziano da cui sono partita e aveva così tanti colori pazzi dentro», ha raccontato la designer nel backstage. «Non sono ancora riuscita a dare un nome a quel verde in pelle e continuo a chiedermi: che colore è quel verde? Perché non ne ho mai visto uno così. Non è menta, non è schiuma di mare. Così ho sfidato il mio team a pensare a colori che non fossero semplicemente disponibili». Da quella sfida sono nate palette che accostano viola, coralli, rossi, gialli e blu, spesso combinati all'interno dello stesso look: maglioni dalla linea oversize accostati a gonne midi, sciarpe piumate su cappotti in jacquard di seta.

La collezione si è spinta oltre la semplice combinazione cromatica, esplorando texture e lavorazioni più sperimentali. Tie-dye, ricami, perline e fili metallici hanno aggiunto dimensione a capi già ricchi di materia. «Volevo che tutto fosse un po' fuori asse, ma funzionante», ha spiegato Burch. «Amo il corpo femminile e voglio che una donna si senta potente e sicura quando indossa i nostri abiti, così ho pensato molto al colore e a come l'abbigliamento possa davvero migliorare l'umore attraverso colore e texture». Un intento che la designer ha declinato come una vera e propria esplorazione della «psicologia di come le donne mettono insieme le cose», secondo le note dello show.

Nonostante l'esplosione cromatica in passerella, la colonna sonora ha virato verso toni decisamente più cupi, includendo il tema di «The Shining». Una scelta apparentemente in contrasto con l'allegria degli abiti, ma che Burch ha rivendicato con lucidità: «È piuttosto distopico per tutti noi in questo momento. Quindi come si fa a sognare e a fuggire? Penso che lo si possa fare attraverso l'espressione di sé». E ancora: «Credo che tutti abbiamo dovuto attraversare momenti difficili e cercare punti luminosi. Volevo sfidare me stessa a pensare: qual è un punto luminoso oggi?». Il messaggio, in fondo, è che l'abito può diventare un rifugio creativo, un modo per rivendicare leggerezza e gioia anche quando il contesto intorno non è affatto rassicurante.

La serata ha riservato anche un momento di autentica spontaneità, rivelato dalla stessa Burch al termine dell'intervista: la colonna sonora era stata messa a punto solo tre ore prima della sfilata, e l'unica modella apparsa a piedi nudi non era una scelta artistica, ma una conseguenza pratica, perché non aveva ricevuto le scarpe in tempo. «Il mio team era sconvolto. Io ho detto: “A piedi nudi è il nuovo nero!”. Non puoi preoccuparti di queste cose», ha commentato con ironia. Un dettaglio che racconta bene lo spirito della collezione: lasciar andare il controllo, accogliere l'imprevisto e trasformarlo in parte del racconto. In un momento storico che la designer stessa definisce distopico, la risposta di Tory Burch è un guardaroba che invita a sognare attraverso il colore, la texture e la libertà di comporre il proprio stile senza regole rigide.

Autore

Cibo e viaggi

Luca Pellegrini — cibo e viaggi, Stile Aperto.