Nella Parigi occupata dai nazisti, la paura per la propria vita può trasformarsi in qualcos'altro: in desiderio di potere, di denaro e di una posizione sociale migliore. È il cuore di «Żegnaj, panie Haffmann», il film di Fred Cavayé che in questi giorni è arrivato sulle piattaforme di streaming e che ha ottenuto valutazioni molto alte da parte di critica e pubblico.
Protagonista è Joseph Haffmann, interpretato da Daniel Auteuil, un talentuoso gioielliere ebreo. Di fronte alle persecuzioni sempre più dure, decide di proteggere la famiglia e di trovare il modo di salvare il negozio. Propone al proprio dipendente, François Mercier, interpretato da Gilles Lellouche, di mandare avanti l'attività a proprio nome, mentre lui si nasconde in attesa che passi il momento peggiore. Il piano, però, prende presto una piega inattesa: il tentativo di fuga di Haffmann fallisce e l'uomo è costretto a rifugiarsi nel seminterrato del suo stesso negozio.
Da quel momento il patto tra i due cambia natura. François accetta di nascondere il gioielliere, ma nella sua vita si apre la possibilità di un'ascesa sociale e finanziaria, e la prospettiva di rilevare un'attività che prospera inizia a pesare sempre di più sulle sue scelte. Accanto a lui c'è la moglie Blanche, interpretata da Sara Giraudeau, e il loro matrimonio, i progetti per il futuro e il rapporto con il gioielliere nascosto vengono messi alla prova. Ambizione, gelosia e compromessi morali finiscono per coinvolgere tutti e tre i personaggi.
Il film non racconta la guerra dal fronte, con battaglie e scene spettacolari di violenza. Cavayé sceglie invece spazi chiusi, come il negozio, l'appartamento e la cantina, e costruisce la tensione attraverso le relazioni tra i personaggi. Ciò che colpisce di più è vedere come un uomo che all'inizio sembra desiderare soltanto una vita tranquilla finisca gradualmente per considerare la disgrazia altrui come un'occasione personale.
Il contesto storico è quello della persecuzione degli ebrei in Europa. Dopo l'ascesa di Hitler al potere nel 1933, il regime nazista tolse sistematicamente diritti agli ebrei, li escluse dalla vita pubblica e ne confiscò i beni, fino alla pianificazione dello sterminio, la Shoah, che costò la vita a circa sei milioni di persone. In Francia, dopo la capitolazione del 1940, il Paese fu diviso tra una zona occupata dai tedeschi e una zona governata dal regime collaborazionista di Vichy, che introdusse norme antiebraiche e avviò la cosiddetta «arianizzazione» dei beni ebraici. Nel luglio 1942 la polizia francese partecipò al rastrellamento del Vel d'Hiv a Parigi, dove furono arrestate circa 13 mila persone, molte delle quali deportate ad Auschwitz.
Il film, tratto dalla pièce teatrale di Jean-Philippe Daguerre, che nel 2018 ha vinto quattro premi Molière, è stato adattato per il cinema da Fred Cavayé e Sarah Kaminsky. Nel cast figurano anche Nikolai Kinski, Anne Coesens e Mathilde Bisson. La durata è di circa 115 minuti. Su Rotten Tomatoes la produzione registra il 100% di recensioni positive dalla critica, basate però su 18 recensioni, e il 97% di giudizi positivi dal pubblico, su oltre cento voti. Su Filmweb ha un punteggio di 6,9 su 10.
Il film è disponibile su TVP VOD, la piattaforma della televisione pubblica polacca, e rappresenta una proposta per chi cerca un dramma di guerra intimo, costruito più sui rapporti umani che sull'azione.
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