A Parigi, nel quartiere Pigalle, lo storico Bus Palladium rinasce come hotel a cinque stelle. Il progetto, firmato dallo studio di architettura KO guidato da Karl Fournier e Olivier Marty, ha riaperto il 10 aprile 2026 e riunisce 35 camere e suite, un ristorante con bar, un rooftop e un club sotterraneo all'interno di un edificio che si sviluppa su sei piani fuori terra e altrettanti livelli interrati.

Fondato da James Arch nel 1965, il Bus Palladium non era una discoteca come le altre: si presentava come una sorta di anti-circolo privato, un luogo dove giovani di periferia, beatnik e artisti potevano ritrovarsi sulla stessa pista da ballo. Poco dopo l'apertura arrivò Salvador Dalí, mentre Serge Gainsbourg, Jane Birkin e Patti Smith entrarono nella mitologia del locale. Chiuso nel 2022, il Bus Palladium ha trovato il suo nuovo capitolo grazie al proprietario dell'immobile Christian Casmèze e a Nicolas Saltiel del gruppo alberghiero Chapitre Six, che hanno immaginato ospitalità, musica e vita notturna nello stesso indirizzo.

Per Studio KO, preservare il Bus Palladium non ha significato conservarne la struttura a ogni costo. L'edificio esistente, costruito con mattoni, pietra, cemento e metallo, non poteva sostenere l'ampliamento previsto ed è stato demolito. «Gli edifici non hanno solo una vita strutturale: contengono anche storia ed emozione», spiega Fournier. Gli architetti hanno invece recuperato tracce del vocabolario architettonico originale, come il ritmo degli ingressi e le linee orizzontali della nuova facciata che rievocano la muratura precedente. «Ci siamo assicurati che gli strati di passato e presente si sommessero e si accumulassero, invece di cancellarsi a vicenda», aggiunge.

Il risultato colma quello che era un vuoto basso nel paesaggio urbano parigino, mentre uno scavo di 14 metri spinge l'edificio verso il basso, su quattro livelli interrati. Sopra il suolo, una sobria facciata in cemento sabbiato utilizza aggregati scelti per riecheggiare i toni caldi della pietra haussmanniana. All'interno, la compostezza lascia spazio a contrasti voluti: cemento grezzo accanto a tappeti fantasia, superfici riflettenti e colori vividi che guardano agli anni Sessanta e Settanta. Studio KO descrive l'approccio come un contrasto deliberato, pensato per connettere l'edificio a un DNA «segnato da una certa impertinenza». La finitura a cinque stelle c'è, ma non diventa mai troppo composta.

Nelle 35 camere e suite, i soffitti in cemento si accompagnano a pareti in sughero — un lontano omaggio alla camera foderata di sughero di Marcel Proust — mentre tappeti rosa cipria, specchi blu e tende in velluto a coste ammorbidiscono le superfici più dure. I bagni si nascondono dietro tende in voile traslucido, alternativamente rivelati e celati, e i dettagli tornano spesso alla musica: gli interruttori ricordano i vecchi amplificatori, le maniglie riprendono le griglie dei microfoni e diffusori in legno su misura permettono agli ospiti di ascoltare le playlist dell'hotel. Per Fournier questi contrasti non sono solo decorazione: «il contrasto non è solo un effetto visivo, ma un modo per rendere lo spazio più vivo».

Gli oggetti aggiungono un ulteriore strato di eccentricità controllata. Cubi trasparenti accanto al letto contengono opere d'arte, vecchie cassette, libri e miniature di bus, mentre la Dalí Suite spinge più avanti l'immagine anni Settanta con un divano modulare DS-600 De Sede, una nicchia a specchio e un balcone affacciato sull'insegna al neon. La direzione artistica di Caroline de Maigret estende l'esperienza attraverso musica, profumo e uniformi del personale, mentre al piano inferiore l'edificio torna al suo mestiere originale: ballare. Il club sotterraneo e il palco live fanno dell'hotel un luogo dove check-in e uscita serale non richiedono due indirizzi diversi.

Il ristorante rende particolarmente visibile questa sovrapposizione. Studio KO colloca un denso nucleo vegetale dentro un cubo di vetro al centro della sala, con nicchie in stile diner e banquette alte e basse che avvolgono il patio piantumato. Motivi cristallini psichedelici si diffondono sul tappeto, mentre una parete diventa un archivio in vinile costruito con più di mille dischi, inclusa la collezione storica di James Arch. Una consolle può essere estratta dal vinyl bar per le sessioni DJ, permettendo alla cena di scivolare facilmente in quello che succede dopo. Fournier dice di aver voluto creare un luogo dove gli ospiti desiderino restare «a casa» pur sentendosi in sintonia con il polso di Parigi.

In cucina, lo chef Valentin Raffali riprende la stessa tensione tra raffinatezza e informalità. I suoi menu essenziali privilegiano ingredienti reperiti il più localmente e direttamente possibile, con piatti costruiti su prodotti di stagione e combinazioni semplici invece che su elaborazioni complesse. È una conclusione coerente per un progetto costruito intorno a collisioni: hotel e nightclub, cemento e tappeto, sonno e suono, memoria e un edificio del tutto nuovo. Il Bus Palladium ora ha chiavi delle camere e cinque stelle, ma l'indirizzo sembra ancora più a suo agio quando i confini tra una cosa e l'altra si fanno un po' sfumati.

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Bellezza e benessere

Sara Montini — bellezza e benessere, Stile Aperto.