Nicolas Ballario, noto divulgatore d'arte contemporanea, esordisce nella narrativa con «Come un cavallo appeso al soffitto», un romanzo che porta in scena alcuni dei nomi più iconici dell'arte mondiale in una cornice insieme familiare e surreale. Cattelan, Basquiat e Kusama sono tutti iscritti allo stesso club in una Venezia fuori dal tempo: è questa la premessa di una storia che, come precisa lo stesso autore, non è vera ma potrebbe esserlo.
Il libro segna un passaggio significativo per Ballario, che dopo anni di divulgazione sceglie la forma romanzesca per raccontare il mondo dell'arte. La scelta di ambientare la vicenda a Venezia non è casuale: la città lagunare è da sempre crocevia di artisti, collezionisti e curiosi, un luogo dove il confine tra realtà e finzione sembra assottigliarsi naturalmente. Nel romanzo, la Venezia descritta è sospesa fuori dal tempo, una dimensione in cui personaggi storici e figure contemporanee possono incontrarsi e condividere gli stessi spazi.
Il titolo stesso, «Come un cavallo appeso al soffitto», evoca un'immagine paradossale e straniante, coerente con l'universo dell'arte contemporanea, dove l'ironia e lo spaesamento sono spesso strumenti espressivi. La vicenda ruota attorno a un club esclusivo che riunisce artisti di epoche e sensibilità diverse, un espediente narrativo che permette all'autore di intrecciare biografie reali e invenzioni letterarie.
La scelta di inserire figure come Maurizio Cattelan, Jean-Michel Basquiat e Yayoi Kusama all'interno di una storia dichiaratamente inventata riflette un gioco letterario consapevole: personaggi notissimi al pubblico vengono calati in una situazione verosimile ma non accaduta, in un equilibrio tra citazione e reinvenzione. È un approccio che consente di esplorare il mondo dell'arte da una prospettiva narrativa, senza le costrizioni del saggio o della biografia.
Ballario, del resto, conosce bene l'ambiente che racconta. La sua attività di divulgatore lo ha portato a frequentare mostre, fiere e istituzioni culturali, maturando una familiarità con linguaggi e dinamiche del settore che ora confluisce nella finzione. Il romanzo si propone così come un ponte tra la divulgazione e la narrazione, rivolgendosi tanto a chi già segue l'arte contemporanea quanto a chi vi si avvicina per la prima volta attraverso una storia.
L'operazione editoriale arriva in un momento in cui l'interesse per i racconti ambientati nel mondo dell'arte sembra crescere, complice la curiosità del pubblico per i retroscena di un settore spesso percepito come elitario. La scelta di un titolo evocativo e di una premessa che mescola nomi celebri e luoghi simbolo punta a rendere accessibile un universo complesso, mantenendo però un tono ironico e leggero.
«Come un cavallo appeso al soffitto» si inserisce dunque in una tradizione di romanzi che usano l'arte come sfondo e come motore narrativo, ma lo fa con una dichiarata libertà inventiva. La precisazione dell'autore — una storia che non è vera, ma potrebbe esserlo — diventa quasi una chiave di lettura: invita il lettore a sospendere l'incredulità e a godere del gioco tra ciò che conosce e ciò che gli viene raccontato.
Per Ballario si tratta di un debutto narrativo che non rinnega il suo passato da divulgatore, ma lo trasforma in materia letteraria. Il risultato è un romanzo che promette di parlare al pubblico degli appassionati d'arte e non solo, offrendo una Venezia sospesa e un club immaginario dove i grandi nomi dell'arte contemporanea si incontrano fuori dal tempo.
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